E cerchiamo affannati qualcosa che sappiamo non potremmo mai avere.
E speriamo in miracoli e congiunzioni astrali che all’improvviso cambieranno tutto e finiranno per dare la ragione al nostro sentire.
Perché pensiamo che basti sentire per far sì che sia.
Pretendiamo quella cosa assurda che comprende un’esclusiva triste e immorale, ma che comunque continuiamo a volere.
Pensiamo a costruire scenari alternativi ignorando beatamente che l’unico che si verificherà sarà quello che non avevamo previsto.
Costruiamo ogni minimo dettaglio delle situazioni per le quali fremiamo e finiamo per recitare l’immagine peggiore che avevi in mente: quella di chi guarda la vita scorrere seduto sulla pietra fredda di un molo marcio.
E poi quegli odori che odi e che ti rammaricherai di aver perso quando abbandoneranno anche l’ultima fibra. E i colori che diventeranno gli unici con i quali riuscirai a colorare ogni cosa che vedi.
Perchè così funziona, per quasi tutti: uno fluire confuso di esseri intercambiabili, uno scorrere malsano di voci dimenticabili.
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